Dilettantismo e professionismo

Dilettantismo e professionismo

Yuki Kawauchi sogna di correre la maratona di Parigi. Difficilmente riuscirà a scendere sotto le due ore e otto minuti, suo personale stabilito nel 2013, anche se molto probabilmente ripeterà i tempi che lo hanno fatto arrivare in più competizioni alle spalle degli atleti Kalenji keniani e Oromo etiopi. Ma quelli, si sa, con quella manciata di minuti e secondi che li separano da Kawauchi, corrono sopra un soffitto di vetro che un bianco professionista difficilmente riesce a sfondare.

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Il tetto di cristallo della maratona

Il tetto di cristallo della maratona

Mancano solo 134 metri. Un distanza minima separa gli umani dal tetto di cristallo delle due ore, dopo la prova del Nike Breaking2 disputata sul circuito di Formula Uno di Monza il 6 maggio di quest’anno, dove il keniota Eliud Kipchoge ha abbassato di oltre due minuti il precedente record mondiale del connazionale Dennis Kimetto.

Due minuti e venticinque secondi, ottenuti in una prova che non era neanche una gara, ma un test a porte chiuse, l’ennesimo – e ultimo – della sfida lanciata dalla Nike, per sfondare il muro della maratona in meno di due ore.

Centotrentaquattro metri sono il distacco che il futuro recordman sotto le due ore avrebbe dato a Kipchoge.

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Asfalto, natura, carota

Asfalto, natura, carota

Gli amici di Terzo Ristoro mi chiedono di scrivere qualcosa sulla corsa e a me prende un grande imbarazzo perché questa, dico gli amici di Terzo Ristoro, è gente da trail, mentre io (evitate, da bravi, il lancio di ortaggi dal loggione) sono un uomo da asfalto. Sì sa, gli umani amano da sempre perdersi in dualismi: Ludovico Ariosto o Torquato Tasso? Roberto Baggio o Alex Del Piero? Hillary Clinton o Donald Tr… (ops, ho sbagliato esempio).

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Corriamo su monumenti

Corriamo su monumenti

Camminiamo su monumenti? Il Regno Unito è percorso da 340.000 km di strade e autostrade ed è stato verificato che non esiste un luogo lontano più di cinque chilometri da una strada carrozzabile.

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Robert Young

Robert Young

Se c’è una cosa che gli americani non sopportano sono le bugie. Hanno perdonato Bill Clinton quando avevano scoperto che da giovane si era fatto le canne, perché aveva ammesso, ma aveva liquidato tutto in una battuta (“è vero, ma non aspiravo”). Non lo hanno perdonato con Monica Lewinski, perché non aveva ammesso.

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