E dopo, lo spirito è più leggero

E dopo, lo spirito è più leggero

Franz Rossi, sei un poliedrico estete dalla corsa, l’hai abbracciata in ogni sua forma. Atleta, editore, scrittore, puoi ripercorrere i sentieri?

Correre è una passione che ho fin da ragazzo. Quando avevo 13 anni ho iniziato a praticare da agonista il mio primo sport (canottaggio). Gli altri si arrabbiavano quando il mare era mosso e l’allenatore ci mandava a “far fiato”… invece a me piaceva! La verità è che non sono mai stato troppo dotato come atleta, così ho provato un po’ di tutto, dalla pista all’ultra-maratona, ma siccome i risultati non arrivavano ho iniziato a far correre le parole

 

Correre ha una sottile differenza da camminare e non e’ solo volare ma un po’ volare, e’ un gesto ancora importante dopo tanti anni?

Lo so che adesso mi accuserai  di fare filosofia, ma correre è un modo semplice di entrare profondamente in contatto con il tuo corpo, la tua fisicità, e per scoprire chi sei veramente. Senza tanti trucchi o giochini di parole. Impari a stringere i denti, ad accettare le diverse condizioni (sia tue sia del mondo intorno a te), non puoi barare.

Non riesco più ad andare veloce come un tempo, ma continuo a provare piacere nell’uscire con gli amici e persino nel gareggiare (io che non sono mai stato un agonista).

Correre è poi il mio modo personale di interfacciarmi con la Natura. Mi piace correre in montagna, nei boschi. Certo anche camminare – ci mancherebbe altro – ma l’ebbrezza di una bella discesa a rotta di collo o la soddisfazione di un colle o anche solo seguire correndo un volo di un corvo… beh è il vero modo di vivere la Terra.

 

Come e’ stata la relazione con Giovanni? ( e raccontaci dei due libri che furono e se ce ne sara’ un terzo)

Giovanni. Magari sembrerà strano, ma Giovanni è prima di tutto un buon amico. Io lo conosco soprattutto come uomo (anche se ovviamente è difficile ignorare l’attore famoso).

Ci siamo conosciuti per via della corsa grazie ad un amico comune (Pietro Trabucchi, che molti conosceranno di fama) e poi abbiamo scoperto di avere un punto di vista simile su tante cose. Il primo libro, Corro perché mia mamma mi picchia, è nato dalla voglia di condividere con il più grande numero di persone possibili il nostro approccio alla corsa. Un modo di stare assieme e di divertirsi, di viaggiare ed esplorare.

Il secondo, Una seducente sospensione del buon senso, è un romanzo e averlo scritto assieme mostra anche come il nostro rapporto era cambiato.

Il primo è un diario di cose accadute, il secondo è un mondo che abbiamo creato assieme. La storia di un 50enne che parte per un viaggio alla ricerca di una persona… ed in realtà scopre molto di più su se stesso…

Un terzo? No comment. Ne riparliamo a fine anno…

 

Portavi la barba quando non era ancora di moda e l’hai fatta correre come gli storici ultra degli anni 70, correre la maratona di New York con questo “attrezzo” come e’ stato ?

Buffa domanda ma stimolante.

Sono sempre stato contrario alle mode. Portavo la barba ed ero vegetariano quando nessun altro lo faceva. Adesso tutti hanno la barba e non mangiano carne… e tra qualche anno chi lo sa?

Io sono come sono. Barbuto e non carnivoro. Non credo che agli altri possa importare, ma io sono così. New York (la maratona, intendo) l’ho evitata per tanti anni perché pensavo fosse una moda. Probabilmente ero io quello che non era ancora pronto. Lo scorso novembre ho corso nella Grande Mela la mia maratona numero 35 ed è stata un’esperienza bellissima e totalizzante. Ho amato la città, la gara, le persone con cui ero e quelle che ho incontrato lì. E’ un’esperienza che mi sento di consigliare a tutti… non ha nulla a che vedere con le corse in natura che io amo tanto, ma è di certo la maratona per antonomasia. Ho corso a Roma, a Firenze, a Venezia, a Milano, ad Amburgo, a Vancouver, sulla Grande Muraglia… ma credo che il feeling che si crea in quella settimana tra la città e la gara sia unico. Irripetibile. Quindi sia la barba che New York sono cose che vanno di moda… ma io le ho apprezzate e le ho scelto arrivandoci in modo diverso.

Credo che il vero segreto sia proprio questo: bisogna fare scelte consapevoli. Riflettere e scegliere. Che sia la barba, il cibo, o la maratona, è importante trovare la propria strada e per CORRERLA fino in fondo.

 

Xrun e’ stat una rivista che ha allargato il confine della corsa portandola su un piano piu’ alto, direi filosofico, cosa ti ha lasciato (oltre che i debiti)?

Otto anni di bellissime storie legate alla corsa. Tanti amici che sento ancora. Un bel po’ di esperienze. Ci sono cose che vanno fatte anche contro il buon senso (tipo una maratona a 60 anni) X.RUN è stata una di quelle cose. Ho provato a creare uno spazio puro dove la corsa era vista come un modo di esprimersi. Un po’ ci sono riuscito, un bel po’ ho fallito. Però meglio non aver rimpianti… andava fatta e l’ho fatta.

Chi lo ha scritto