Destination Unknown Coaching & Camps

Destination Unknown Coaching & Camps

Davide Grazielli e’ un atleta poliedrico impegnato in vari campi nel mondo della corsa in montagna, e chi non lo conosce peste lo colga.

Il percorso non e’ stato poi tanto lungo, dai diciamolo, sei un atleta dalle varie sfaccettature impegnato in vari campi, forse il coaching era l’ultimo anello nella catena del trail che ti mancava, sfogati.

Insomma. L’allenamento è sempre stato un mio interesse, specie perché il mondo ultra quando abbiamo iniziato noi due viveva ancora nel periodo del “di tutto di più” o del “the stranger the better”. E non lo dico in maniera negativa, anzi: ci ha messo a contatto con tante idee, anche strampalate, ma quell’apertura mentale forse è un po’andata persa. Comunque, un po’per inclinazioni personali, un po’per necessità, il passo è stato breve nel metterci mano. Quello che invece è stato lungo, è il passo seguente: crearmi una vera base scientifica e non affidarmi al “così si dice” o “l’ho imparato su di me”, dei fondamenti di fisiologia, una comprensione dei principi della psicologia applicata allo sport ed in generale una cultura del training che mi permettesse di confrontarmi con altri coach per crescere e non semplicemente imporre un metodo mutuato da qualcuno senza manco sapere perché. Ed è un processo che non andrebbe mai dato per acquisito.

 

Il gruppo DUcoaching e’ un gruppo affiatato, presentacelo senza barriere.

Non è vero che siamo affiatati, litighiamo continuamente. Mi prendono in giro perché non capisco una mazza di comunicazione, informatica, materiali e logistica. Però poi vogliono la fibbia, la tripla cifra, correre bene… e tornano da me. Comunque, la parte dei camp (e l’amministrazione, che noi maschietti, si sa siamo un po’carenti nella gestione delle finanze) la cura la persona con cui divido anche casa, due gatti, mutuo e asciugamano quando dimentico il mio steso fuori (no, non sei tu Paco, tu l’asciugamano manco ce l’hai), la mia compagna Maria Carla. La parte materiali (e informatica, che se andate sul sito www.ducoaching.com vi rendete conto del capolavoro) la gestisce l’autorità indiscussa a livello planetario ma direi anche zona Torino e dintorni, Andrea Vagliengo. Tutta la comunicazione la fa dal suo castello di Matelica, Oregon, il principe indiscusso della nobile arte dello stencil nero e taglierino, Francesco Paco Gentilucci. Un gruppo eterogeneo quanto improbabile. Ma funzioniamo.

 

Secondo me sei riuscito ad esportare un po di america nel territorio italiano, non e’ che sotto il trucker hai un ciuffo a mo’ di Trump.

AunnaganadezAmericabeibi. Ahimé, il ciuffo che non ho mai avuto è solo un ricordo, anche se potrei comunque provare a riportare anche io qualcosa dalla nuca… Ma è innegabile che il mondo trail USA esercita un certo fascino sulle nostre menti malate. Perché? Perché si divertono più di noi, si fanno meno paranoie e alla partenza delle gare ti parlano. Anche durante, se ne hanno la forza.

 

La formula camp e’ una formula nuova ed innovativa, come avete intenzione di gestirla e riuscirai a far rivivere le emozionanti esperienze delle tue gare in giro per il mondo?

Qui ci vorrebbe MC, ma cercando di essere per una volta seri, l’idea è quella di stare insieme, vedere dei bei posti e nel mentre imparare qualcosa di nuovo che la gente possa portarsi a casa e mettere in pratica, non solo bei ricordi. Ed è per questo che nei camp cerchiamo di lavorare con poche persone e creare le premesse per avere uno scambio che sia efficace (e soprattutto biunivoco) tra coach e runner.

 

Cosa ti manca, se ti manca, come atleta e che vuoi realizzare nei prossimi anni?

La corsa mi ha davvero dato tanto, tantissimo. Potrei chiudere il libro e comunque essere incredibilmente felice di tutto quello che ho avuto: le persone, i luoghi, i momenti… restano. Ma è nella natura umana cercare qualcosa oltre, e non parlo necessariamente di un traguardo sportivo. Anche solo nuove dimensioni, sfide diverse. Mi piacerebbe avere una volta l’opportunità di correre l’Hardrock 100. E comunque non ho messo una pietra sopra all’idea della fibbia da 1000 miglia in 10 giorni…

 

Correre e’ ancora un gesto rivoluzionario?

Lo è ancora. Nella sua incredibile purezza, è sempre una sfida alla legge di gravità. E resta un gesto altamente rivoluzionario. Ma sta poi alla gente usare la corsa come mezzo per raggiungere qualcosa di significativo, liberatorio, iconoclasta. Detto questo, il tempo passa, ed anche io mi rendo conto che sto diventando vecchio: mi rifugio sempre di più nella bellezza effimera dei miti del passato, nella purezza del gesto e dell’ideale. Tutta roba che un materialista storico dovrebbe  evitare come la peste. Oramai mi emoziona la falcata e lo sguardo fiero di Alberto Juantorena più di qualsiasi video di Kilian, o l’ultimo lavoro di Billy Yang. Sono diventato un inguaribile reazionario.

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