Südtirol Ultra Skyrace

Südtirol Ultra Skyrace

Siediti comodo su una sedia, con i piedi ben appoggiati a terra. Chiudi gli occhi (lo so, se chiudi gli occhi poi non poi più andare avanti a lettere, ma fatti leggere da qualcun altro, o almeno fai finta di avere gli occhi chiusi, dai). Fai alcuni respiri molto lenti e profondi, e cerca di buttare fuori con il respiro tutte le cose che ti preoccupano: il lavoro, i figli, la moglie, il marito, la suocera… Porta la tua attenzione uno alla volta su tutti i muscoli del tuo corpo, rilassandoli uno a uno.

Ora, immagina una corsa di 121 chilometri, di cui la metà sopra i 2000 metri, e il punto più alto a 2700. Immagina l’aria fresca, il cielo terso, distese di rododendri, di rocce e di omini segnavia fatti con i sassi. Guarda con la tua visione interiore le cime del Catinaccio, del Sassolungo, delle Odle, delle Dolomiti di Brenta, dell’Ortles, dell’Adamello, che ti sorridono da lontano. Immagina di correre lassù accarezzato dalle luci dell’alba e da quelle del tramonto, sotto il sole di mezzogiorno e sotto le stelle di mezzanotte, con una falce di luna a farti compagnia. Fantastico, no?

Se mentre leggevi (o ascoltavi…) le righe sopra sei stato colto da uno struggente desiderio di essere davvero lassù, ho due notizie per te, che, come al solito, sono una buona e una cattiva.

Quella buona è che una corsa del genere esiste, si chiama Südtirol Ultra Sky Race, e si svolge a fine luglio con partenza e arrivo a Bolzano, dopo aver percorso tutto il bordo della Val Sarentina, nel cuore dell’Altoadige-Südtirol.

Quella cattiva è che una gara tostissima, e già il nome dovrebbe metterti sul chi-va-là: non si chiama “Ultra Trail”, non si chiama neanche “Sky-Marathon”, si chiama “Ultra Sky Race”, cioè è una gara simile ad una Sky Race (= altitudini di tutto rispetto, sentieri ostici e passaggi esposti) ma di lunghezza “ultra”, cioè più di una maratona. Nel caso specifico, poco meno di tre, di maratone, condite da 7500 metri di dislivello.

I racconti di chi l’ha fatta sono a dir poco preoccupanti. Un amico del Trentino Trail Running, che non è proprio l’ultimo dei tapascioni da asfalto, alle mie richieste di chiarimenti mi ha scritto “dal passo Pennes al rifugio Merano viene il bello: dura, tecnica, alcuni tratti esposti, alcuni nevai impegnativi: ho superato questo tratto solo perchè mia moglie mi ha “imposto” di finirla, volevo ritirarmi, ma conoscendomi lei sapeva che ci avrei riprovato!”, cosa che ha descritto anche nel suo bel racconto sul sito del Trentino Trail Running.

Mentre quello che nel 2016 è arrivato 6° (sesto!) sul forum di Spirito Trail ha scritto “Una gara favolosa, che sconsiglio vivamente a chi non si può allenare in ambiente alpino, molto, molto tecnica… montagna dura, cruda e pura… Mauro e Fabio che ho conosciuto durante la gara hanno fatto le over 100 più famose a livello europeo e l’ hanno paragonata ad un trofeo Kima, ma lungo 121 KM… un mix letale di TECNICA/FATICA, infatti la quota finisher è sempre molto bassa, quest’anno di 151 partenti sono arrivati 64”.

Con queste premesse, non potevo che innamorarmene follemente e tenterò di portare a termine la versione integrale. Volendo ci sono anche quelle da 69 e da 42 km, ma quando si fanno le cose bisogna farle come si deve, non potevo mica correre il rischio di non passare almeno una notte lassù, no? Se sopravviverò, vi racconterò come è andata. Ma magari, soprattutto se date un’occhiata al filmato sul sito della gara, il 28 luglio a Bolzano finisce che ci siete anche voi…

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