Due chiacchere con Dario Pedrotti

Due chiacchere con Dario Pedrotti

Eh, no! Se si parla di libri il Terzo Ristoro c’e’. Senza fronzoli abbiamo acchiappato lo scairanner trentino Dario Pedrotti che di recentemente ha pubblicato ‘Confessioni di un Runner d’Alta Quota’ edito da Ediciclo Editore.

Dario, siamo arrivati dopo Repubblica.it, ma di un pochino. Ora tocca a noi, ti tremano le gambe come sul Piz Boè oppure no? Maddai… ci sei poi arrivato in cima o dopo la prima Dolomites Sky Race hai appeso le scarpe del pacco gara al chiodo?

Sul Piz Boé sono riuscito ad arrivarci al terzo tentativo, ma ero talmente lesso che a malapena capivo dove ero… invece le scarpe di quel primo pacco gara ho proprio dovuto buttarle, perché ormai erano ridotte troppo male persino per me. Comunque no, non mi tremano le gambe, me ne sto qui al calduccio dietro il mio portatile, senza vedere le centinaia di facce di chi leggerà queste parole, quindi è un po’ come se fossi ancora in albergo prima ancora di partire per la Dolomites Sky Race (che fra parentesi è una gara fantastica che consiglio a tutti una volta nella vita, anche se ormai è difficilissimo riuscire ad iscriversi perché i posti vanno esauriti in un paio di giorni)

 

Raccontaci come è nato questo secondo ‘capitolo’ e cosa ti ha portato a dare un seguito a ‘Diari di uno Scairanner’.

Diciamo che con tutta la fatica che avevo speso a scrivere il primo, mi dispiaceva un po’ che lo avessero potuto leggere solo quattro gatti, così avevo provato a trovare una casa editrice un po’ più grande di quella micro che aveva pubblicato i Diari. Ho avuto la fortuna e l’onore di incontrare l’interesse di quelli di Ediciclo, e allora già che c’ero ho approfittato per raccontare qualche nuova avventura fra i monti, dato che nel frattempo la mia distanza massima era passata da 65 a 130 chilometri (che sono cifre indecenti, me ne rendo conto, ma quando entri nel circolo vizioso…)

 

Ho riso tantissimo impersonandomi sulla parte materiali tecnici e capisco benissimo la tua posizione (da buon genovese…), ma hai ancora i sensi di colpa quando fai acquisti tecnici?

Ero quasi riuscito a superare i miei, ma poi ci ha pensato mia moglie, che mi ha fatto una testa così quando mi sono comperato (anzi, mi sono fatto regalare dai miei, per il compleanno!) una ventina tecnica per l’estate, scontata del 50%! Mi ha rinfacciato che ne avevo già comperato una l’anno prima, sorvolando sul fatto che una è un guscio da diluvio o inverno e l’altra uno straterello d’emergenza per l’estate. Quindi adesso sono semplicemente terrorizzato dall’idea di entrare in un negozio.

 

Hai parlato di ultra e sky ma cosa provi (e che non hai scritto nei precedi libri) durante una long distance race e che ci vuoi raccontare?

Quando corri per 8, 10, 12 ore, di cose ne provi e ne pensi tantissime, e dipendono molto da cosa stai vivendo in quel periodo, e da dove sei. La corsa molto lunga per me assomiglia un po’ alla meditazione, che da una parte amplifica quello che hai dentro, ma dall’altra te ne libera anche un po’. Mi è capitato di partire avendo paura di stare tutto quel tempo solo con me stesso, perché in quel periodo ero proprio in crisi, di godermi ogni singolo minuto, di alternare momenti di estasi con altri in cui sinceramente mi stavo rompendo le scatole. Per quanto mi riguarda, solo un giro interamente fra le Dolomiti mi garantisce di rimanere incantato per tutto il tempo, mal di gambe permettendo.

 

Ti viene ancora naturale scrivere le tue emozioni o ne sei narco-dipendente come le endorfine nella corsa?

Scrivere mi è sempre piaciuto e da quando ero piccolo ho sempre sognato di scrivere un libro. Speravo di arrivare un giorno a scrivere qualcosa di un po’ più impegnato e “socialmente utile”, ma tutto sommato credo che anche condividere momenti di gioia sia “socialmente utile”. Diciamo che più che esserne dipendente, mi pare che scrivere sia un modo per rendere le mie corse una cosa un po’ meno egoistica, perché comunque ogni volta un briciolo di senso di colpa per le cose più utili che potrei fare invece di correre, ce l’ho.

 

Domani puo’ essere un giorno migliore e tu oggi puoi provare a renderlo tale. Cosa vorresti cambiare nel mondo trail e cosa invece vorresti consolidare ancora di piu’?

Sono molto curioso di capire cosa diventerà il mondo trail dopo questo momento iniziale di “esplosione”. Attualmente sembra quasi una moda, ma è una moda talmente faticosa che faccio fatica a pensare che chi ci è entrato ci rimanga solo perché “siamo in tanti”. Mi piacerebbe che il trail fosse davvero uno strumento attraverso cui tanta gente capisce quando è bello correre in natura, e quanto può far bene farlo, e magari anche un motivo per prendersi un po’ più cura delle montagne, dei sentieri, e di tutti quei posti che con questo sport diventano un po’ parte di te.

 

Svelaci un segreto, con i proventi del libro cosa hai intenzione di acquistare di ultra-tecnico e poco duraturo?

Per il momento con i proventi del libro potrei al massimo comperarmi un paio di ultra-tecnici calzini, poi, se questa intervista decuplicherà le vendite, potrò cominciare a guardarmi un po’ in giro (ma senza farmi vedere da mia moglie). Comunque, solo a leggere “poco duraturo” mi si contorcono le budella, non ce la farò mai a comperare qualcosa che almeno non mi illuda di durare decenni.

 

Il tuo passato di orienteering a tratti viene fuori, come peraltro i pantaloncini del basket, ma con discrezione. Sono stati la tua base atletica e di resistenza?

Piano con le parole! Io non ho affatto un “passato” di orienteering: io ho un radioso “presente” di orienteering! È uno sport che mi diverte da morire e che fino a che sarò in grado di correre non abbandonerò di certo. In ogni caso ho cominciato a praticarlo dopo i trent’anni, quindi sicuramente non è all’orienteering che devo la mia base atletica. Al basket molto di più, anche se era uno sport completamente diverso, ma sono convinto che la “vera base” me la abbiano data le corse nel bosco delle vacanze in montagna da piccolo, come ho raccontato anche nel libro.

 

Se trovassi il tuo libro su una bancarella di libri usati ne consiglieresti la lettura?

Il mio parere è un po’ di parte, ma vari che lo hanno letto mi hanno detto che è un libro divertente. Uno dei complimenti migliori che ho ricevuto è che si tratta di un libro “da gabinetto”: in bagno nessuno credo legga Dostoevskij, ma neanche qualcosa di veramente noioso.

 

Se ci vieni a trovare in Liguria ti offro la farinata a patto che mi fai ridere ancora un po’.

Ho “rischiato” di venire in Liguria per la Maremontana, un trail che parte dal mare di Loano e ci torna dopo un bel giro sulle montagne dell’entroterra, ma poi gli incastri dei programmi familiari (che per chi sceglie questi sport che ti portano vie interi fine settimana sono un gran problema!) me lo hanno impedito. Io provo volentieri a farti ridere ancora un po’, ma preferirei la focaccia che mi piace molto di più della farinata. In alternativa, se vieni a trovarmi in mezzo ai monti possiamo consolarci con polenta funghi e formaggio fuso.

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