Due chiacchere con Maurizio Scilla

Due chiacchere con Maurizio Scilla

Maurizio Scilla, per tutti MAU. Ci conosciamo da anni, voglio scrivere pubblicamente che tu hai contribuito col tuo entusiasmo a rendere il Trail running un posto migliore! Cos’e’ scattato quel giorno che hai avuto la possibilita’di svolta rendendolo parte della tua vita?

Se vogliamo dare una data precisa dobbiamo tornare indietro di qualche anno, esattamente al 30 luglio 1995, poi ti spiego perché. Ma devo fare una premessa, innanzitutto sono andato sempre in montagna sin da bimbo, grazie a mia madre, che mi ha trasmesso la passione.

Già prima del 1995 scorazzavo sui sentieri, facendo km e D+ di corsa, senza sapere dell’esistenza del trail. Nell’estate del 1992, con un mio caro amico, Maurizio Bider abbiamo percorso l’Alta Via dellaValle d’Aosta n.1 da Gressoney St. Jean a Courmayeur di corsa con un camper che ci faceva da baseper mangiare e dormire, quindi eravamo dei precursori in qualche modo del Tor Des Geants.

Ma nel 1995 come dicevo abbiamo partecipato al nostro primo trail, la 6000D, una delle gare storiche in Francia, 55 km e 3000 m D+ a La Plagne, con passaggio sul ghiacciaio (a quei tempi c’era ancora). Lì ho respirato per la prima volta lo spirito del trail in gara, ho conosciuto una leggenda dello skyrunning, Corinne Favre, sicuramente quel giorno non potevo sapere che il trail avrebbe occupato uno spazio enorme nella mia vita, ma mi sono sentito a mio agio e sono tornato a casa con emozioni mai provate prima e felice di aver scoperto un nuovo mondo.

In quanto al mio entusiasmo, son fatto così, le cose che faccio le vivo intensamente forse anche troppo a volte. Spero come dici tu di aver trasmesso qualcosa di positivo e di aver fatto venir voglia di mettere le scarpe da trail a tante persone!

 

Hai iniziato cosi’ a percorrere il tuo sentiero: ci sei tu, il Trail del Monte Casto alla undicesima edizione e la rivista Spirito Trail. Cosa manca per completare il pacchetto?

Qualcosa manca, nell’ambiente non tutto “gira” come dovrebbe. Persone che si improvvisano organizzatori senza averne la preparazione, perché vogliono “far soldi”, atleti che poco hanno capito dello spirito con il quale si va in montagna, federazioni che cercano di incastrarti.

Ma personalmente sono molto contento, in questi anni ho girato il mondo per gareggiare, ho conosciuto atleti ed organizzatori favolosi e visto posti da sogno. E poi sì sono innamorato del mio Casto e di Spirito Trail, in entrambi i casi siamo cresciuti tantissimo in questi anni. Ed è bello anche organizzare Red Bull K3 e Vialatteatrail con Nico Valsesia e Marco Abbà, ci facciamo un bel mazzo ma ci divertiamo anche molto, d’altra parte trovane uno normale tra questi tre!

 

Che super eroe vorresti essere?

Abbiamo già troppe persone che si credono super eroi! Quindi nessuno! Vorrei essere una persona che trasmette valori positivi e che ama divertirsi e stare in compagnia, e devo dire che per quantoriguarda le ultime due cose ci metto il massimo impegno!

 

 

Maurizio Scilla

 

 

Nell’era globale avere contatti ovunque e’ diventata la normalità, impensabile un tempo. Questo confronto e fiumana di notizie e amicizie quanto ha contribuito a far crescere la scena trail?

Certo tantissimo! Se penso a livello personale come mi abbia cambiato la vita! Senza internet non farei parte della redazione di Spirito Trail, visto che siamo sparsi per l’Italia. Senza internet impossibile arrivare ad organizzare gare di un certo livello.

Sul web si possono trovare un mare di informazioni per quanto riguarda le gare, i materiali, la preparazione, ci si può confrontare con altri trailer, organizzare uscite e viaggi. Si è aperto un mondo! Certo c’è anche il lato negativo, qualcuno usa i social solo per fare polemiche, il più delle volte inutili, qualcun altro vedendo certe immagini spettacolari pensa di poterlo fare anche lui senza valutare capacità e esperienza!

 

Trail Monte Casto e Scarpa, e’ iniziata una nuova avventura, potrebbe essere il sentiero giusto?

I contatti erano iniziati già l’anno scorso, ai tempi con Simone Favero, Marketing Coordinator. A loro piaceva l’idea di avere una gara storica di riferimento in Piemonte, da parte mia l’unica paura era che volessero cambiare lo stile del Casto. E’ bastata una telefonata per capire che viaggiavamo sulla stessa lunghezza d’onda. Una lunga visita in fabbrica a vedere la lavorazione delle scarpe e a parlare di come muoversi, mi ha fatto capire che avevo fatto la scelta giusta. Un onore essere legato ad una azienda storica italiana, che fa della qualità il suo punto di forza. Ho trovato tanto entusiasmo per questo nuovo progetto di lanciarsi nel mondo del trail con prodotti di grande qualità, e così ora che siano Neutron o Proton non esco senza.

 

Menabrea invece non cambia e rafforza la sua amicizia oltre che garanzia bevereccia, ma e’ vero che portera’ birra con droni ai trailer ?

Menabrea ha creduto nel Casto sin dalla prima edizione e mi ha accompagnato nella crescita. Sinceramente non c’è Casto senza Menabrea, è grazie a loro se la gara è conosciuta ovunque per la gran festa finale! E un grazie particolare lo devo a Silvia e a Uwe (il mastro birraio) che hanno sempre seguito il tutto! Per i droni, sembra che abbiano contatti con Cape Canaveral per studiare qualcosa di speciale, ma mi sa che le novità partiranno a partire dal 2017!

 

Maurizio Scilla

Siamo sinceri: se non ci fosse stata la Francia come si sarebbe evoluta la corsa in montagna?

Sinceramente non saprei dire per la corsa in montagna in generale, perche’ per la corsa in montagna pura noi italiani siamo sempre stati il top e la stessa cosa per lo skyrunning, d’altra parte l’ha inventato letteralmente un biellese, Marino Giacometti. Per quanto riguarda il trail, sono stati i veri trascinatori del movimento, oltralpe si organizzavano trail con un “botto” di persone, mentre qui nessuno quasi sapeva cosa fosse. Ho corso per molto tempo in Francia e un team francese (Lafuma) e non posso che apprezzare come vivono il trail! E i trailers sono molto meno pretenziosi di quelli italiani, direi più ruspanti!

 

In Italia si mugugna sempre un po’, ma adesso ci potrebbero essere delle buone basi visto che c’e’ gente come te che ha contribuito in maniera sana a divulgare verbo, secondo te il futuro sara’ un sentiero nuovo o si ripercorrera’ quello che e’ stato fatto in altre nazioni e se ne hai un po’ il timore.

Senza aver visto questa domanda in parte ho già risposto prima. Tante volte in Italia non si perde occasione di far polemica (guarda per esempio per i convocati ai mondiali), l’organizzatore è sottoposto alle richieste più assurde, e allargandosi il movimento i rischi che lo spirito giusto iniziale venga un po’ perso. Forse sta a noi vecchi del trail cercare di trasmettere il più possibile l’amore per la montagna e soprattutto il rispetto verso di essa! Noi siamo italiani, diversi da tutti, siamo unicicon pregi e difetti, troveremo una via nostra se non riusciranno a ingabbiarci.

 

Lasciaci con la convinzione che il trail mi fara’ vivere meglio la vecchiaia.

Vediamo i due lati della medaglia. Il giorno che non potrò più correre e andare in montagna, spero di avere ancora una grande memoria per potermi ricordare i luoghi magici che ho attraversato, i profumi e i sapori della montagna, i tramonti e le albe visti sui sentieri, mi vengono i brividi! Sicuramente però il nostro sport credo che non faccia un gran bene alle articolazioni, almeno alle mie ne sono sicuro, quindi la vecchiaia potrebbe essere un po’ arrugginita.

 

Scusa in undici edizioni quanta birra e’ stata distribuita e bevuta ad Andorno ? Sai com’é la statistica…

Sinceramente non ricordo quanta ne abbiamo fatta fuori nelle prime edizioni, pero’ nelle ultime 6/7 edizioni una media di almeno 500 litri a edizione, quindi vi aspetto quest’anno per non rovinare la media.

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